venerdì 15 gennaio 2016

Il senso del Velo


E voi: lo portate? Non lo portate? Lo indossereste, anche solo per un giorno?

Sumaya: chiedere alle altre di indossarlo? È paternalismo

di Sumaya Abdel Qader

La sigla in inglese è WHD, World Hijab Day. Una chiamata alle donne, musulmane e non, a unirsi il 1 febbraio per una Giornata mondiale del velo. Un momento di orgoglio per le prime e di solidarietà che invita le non musulmane per un giorno a fare l’esperienza di indossare il velo che copre collo e capelli e lascia libero il viso. In questa raccolta di interventi ragazze di fede islamica ci raccontano se portano il velo e perché – oppure perché hanno scelto di non indossarlo. E ragazze che non si riconoscono in quella fede ci dicono se, per un giorno, lo porterebbero, per condividere un’esperienza con donne di un’altra cultura.
Lo chiediamo anche a voi: lo portate? Non lo portate? Lo indossereste, anche solo per un giorno?
Ogni giorno, come donne musulmane (che indossano o meno il velo),veniamo interpellate da persone comuni, giornalisti, ricercatori, amici e colleghi, per rispondere ad una domanda: che senso ha il velo, oggi, nel 2016? Di seguito un mio breve contributo al dibattito in corso in vista del prossimo WHD.
Il velo, o meglio Hijab (quello che prevede il viso scoperto per intenderci), è da decenni al centro dell’attenzione mediatica, di libri, dibattiti e così via.
Che dire più di quanto non sia già stato detto e ripetuto più e più volte?
Quando dico che ogni giorno ci viene posta questa domanda, non esagero.
Credo che a questo punto potremmo avere il diritto di essere stanche di parlare di questo tema. Ma evidentemente ce n’è ancora bisogno.
E allora ripetiamo e chiariamo ancora alcuni passaggi fondamentali. Concluderò spiegando perché, io, nel 2016 lo scelgo ancora.
Il Velo è obbligatorio o meno?
La maggior parte dei sapienti dell’Islam concorda sul fatto che ilHijab/velo sia una prescrizione che ha come fonte primaria il Corano (Ahzab/59, Annur/31), rinforzata da indicazioni del Profeta Muhammad che ne esplicita il significato. C’è poi una minoranza di sapienti che non legge i versetti del Corano come un obbligo. Il punto cruciale relativo a questa divergenza, in estrema sintesi, si rifà all’attribuzione di un significato piuttosto che ad un altro ad alcuni termini usati nel Testo e al riconoscere o meno dei detti del Profeta. Per questo conoscere la lingua araba per comprendere il Corano ed i detti del Profeta è fondamentale. E non l’arabo di oggi, bensì quello usato al tempo della Rivelazione.
Chi porta il velo?
Donne che riconoscono tale prescrizione e, in questa, riconoscono la volontà divina che accettano come atto di fede e amore verso il Dio, scegliendo liberamente di indossarlo.
Donne a cui è imposto il velo semplice o integrale a causa di regimi totalitari/estremisti. Il problema di questi ultimi non è tanto a quale lettura fanno riferimento, ma al fatto che si sostituiscono a Diogiudicando e pretendendo dalle donne qualcosa. Un atteggiamento che èlontano dal dettame coranico che chiaramente dice «non c’è costrizione nella religione» (Al-baqara 256) e sa di retaggio pre-islamico del periodo della Jahiliyya (ignoranza), in cui alla donna non era concessa alcuna libertà.
Cosa rappresenta il velo oggi in un contesto a maggioranza non musulmana?
Nonostante il velo non sia estraneo alla cultura occidentale, specie per quella di area cattolica, il velo assume un significato controverso, legato non tanto al significato ontologico islamico, quanto all’evidenza contestuale/culturale, diffusa in una vasta area del mondo islamico. Inoltre viene rimandato al mancato percorso di secolarizzazione dei paesi a maggioranza islamica (che in realtà non hanno riscontrato nella loro storia una guerra in stile “stato/chiesa” nostrana, per cui il percorso evolutivo del rapporto religione/politica ha avuto, di conseguenza, diversi sorti).
Per cui, oggi, il velo è spesso visto, dall’occhio occidentale, come una mancata modernizzazione degli usi e dei costumi di un quinto del globo.
Questo “oggetto”, viene letto come imposizione che nega il “soggetto”. Il problema che sorge, da questa lettura riduttiva e parziale, è il fatto che il velo o questione femminile associata al mondo islamico, diventa il capro espiatorio per battaglie morali, giudizi alla portata di tutti che determinano leggi ad hoc oltre che atteggiamenti paternalisti di stampo orientalista e colonialista di chi vuol salvare le povere velate dai barbari “uomini islamici”,senza distinguo, senza contesto e senza comprensione del Testo.
Lasciando da parte, se pur importante questione, le donne a cui è imposto il velo a causa di retaggi culturali e tradizionali (inaccettabili); cosa diciamo, invece, a chi sceglie di portarlo ancora oggi nel 2016. Intanto portarlo “ancora oggi” vuol dire continuare a credere nel Messaggio coranico e Profetico.
Vogliamo farne una colpa e/o motivo di discrimine?
La prima domanda che mi viene in mente a seguito di questa “lettura delle cose” è: cosa intendiamo allora per libertà, oggi?
Citando un esempio per tutti: pensiamo che chi impone di togliere il velo (e stiamo parlando di quello che scopre il viso), come fanno i francesi, sia poi così diverso da chi impone di indossarlo?
Io per libertà intendo l’espressione della persona senza che ciò arrechi danno ad altri.
Per me qui si chiuderebbe il “problema”.
Anche il New York Times, il 6 gennaio, ha aperto un dibattito tra esperti e lettori sul tema velo e donne musulmane, chiedendosi se è giusto indossare il velo in segno di solidarietà con le stesse musulmane, in vista della giornata mondiale del Hijab (WHD), il prossimo primo febbraio.
Ci sta la buona intenzione ma ho paura sia l’ennesimo approccio paternalista a prevalere.
Io porto il velo ancora oggi nel 2016 perché lo ritengo un atto fede nei confronti di Colui che amo e in cui credo e, proverò a trasmettere questo amore alle mie due figlie che, se vorranno, lo renderanno parte di loro, altrimenti “non c’è costrizione nella religione”, a Dio rendiamo conto, non agli uomini.
L’impegno concreto per cui ogni giorno mi spendo è la condivisione di valori e principi che diano dignità ad ogni persona, è la costruzione di solide reti di solidarietà, cooperazione, interazione, è la mediazione tra culture per evitare le incomprensioni e allontanare scontri e prevenire muri.
È per questo che vorrei essere guardata o giudicata. Non altro.

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